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Chi ben comincia" è una rubrica a cadenza settimanale ideata da Alessia del blog
Il profumo dei libri, che consiste nel pubblicare un piccolo trafiletto tratto dall'incipt di un libro che si sta leggendo, si è letto in passato o che si pensa di leggere in futuro, per destare la curiosità di voi lettori e anche la nostra.
I libri non vanno mai giudicati solo dalla copertina e qualche riga è comunque troppo poco per giudicare l'intero libro, ma ci sono quei romanzi che ti catturano già dalle prime parole, quelli che ti fanno innamorare da subito dello stile dell'autore e ti fanno venire voglia di leggerlo tutto d'un fiato o magari, se sei in libreria, di comprarlo.
Buongiorno, readers!
Stamattina mi sono resa conto di abitare in una città di cacca, scusate il francesismo.
Ho dato una lista di nove libri a mia madre per farle scegliere sola cosa regalarmi per l'Epifania e non ne ha trovato neanche uno. Che tristezza, ecco.
Comunque, se riesco a trovare un po' di tempo vi posto le due recensioni di Starters e Le Streghe di Salem che aspettano da un po', soprattutto la prima.
Poi come potete notare la grafica Natalizia è andata via e questa volta ho optato per qualcosa di un po' più scuro usando due colori che ultimamente mi ossessionano, non so perché XD
Ci voleva una grafica scura dopo quella chiara, no?
Ma veniamo a questo appuntamento all'insegna del fantasy. E parliamo di una saga che sta spopolando ovunque ma che io non ho ancora iniziato a leggere (ebbene sì!).
Il primo volume della saga "The Grisha" di Leigh Bardugo: Tenebre e Ghiaccio.
I domestici li chiamavano malenchki, piccoli fantasmi, perché erano i più piccoli e i più giovani e perché infestavano la casa del Duca proprio come fantasmi: ridacchiavano e sgusciavano velocissimi dentro e fuori dalle stanze, si nascondevano nella dispensa a origliare, entravano furtivamente in cucina per rubare l'ultima pesca dell'estate.
Il bambino e la bambina erano arrivati a qualche settimana di distanza l'uno dall'altra, altri due orfani della guerra di frontiera, rifugiati dalla faccia sporca, raccolti tra le macerie di città lontane e portati nella tenuta del Duca per imparare a leggere e a scrivere e anche un mestiere. Il bambino era basso e robusto, timido ma sempre sorridente. La bambina era diversa, e sapeva di esserlo. Rannicchiata nella dispensa della cucina ad ascoltare i pettegolezzi dei più grandi, sentì Ana Kuya, la governante del Duca, che diceva:
«È uno sgorbio, è piccola e brutta. Nessun bambino dovrebbe essere così. Pallida e acida come un bicchiere di latte andato a male.»