"Chi ben comincia" è una rubrica a cadenza settimanale ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri, che consiste nel pubblicare un piccolo trafiletto tratto dall'incipt di un libro che si sta leggendo, si è letto in passato o che si pensa di leggere in futuro, per destare la curiosità di voi lettori e anche la nostra.
I libri non vanno mai giudicati solo dalla copertina e qualche riga è comunque troppo poco per giudicare l'intero libro, ma ci sono quei romanzi che ti catturano già dalle prime parole, quelli che ti fanno innamorare da subito dello stile dell'autore e ti fanno venire voglia di leggerlo tutto d'un fiato o magari, se sei in libreria, di comprarlo.Buonasera, readers!
Eccoci che ci ritroviamo con l'appuntamento del venerdì e con un nuovo libro da scoprire o ri-scoprire.
Questa volta sono felice di parlare di un libro che non solo ha riscosso un discreto successo ma che è anche opera di un nostro connazionale. Sono stra-felice perché non credo che gli scrittori in Italia abbiano abbastanza rilievo se non si prendono in considerazione quelli stra-famosi (come ad esempio Fabio Volo) e che molti autori invece passino in sordina.
In poche parole in Italia succede questo: o il tuo libro spacca, tanto che viene anche tradotto ed esportato in altri Paesi, oppure rimani uno sconosciuto che ha venduto al massimo qualche migliaio di copie e che nessuno calcola più di tanto.
E' una cosa un po' triste secondo me. Non so voi ma io non leggo molto di autori italiani e non perché li snobbi ma perché semplicemente quando entro in libreria ne trovo pochi!
Ora, io non ho librerie super-fornite quindi questo non aiuta affatto, però non credo che la letteratura italiana sia così vasta oggi giorno. Diciamo che la letteratura americana ci sovrasta. Per carità, io la adoro, però mi piacerebbe vedere anche un po' più di cose italiane nelle librerie. E con grafiche belle come questa che siano all'altezza di quelle per i libri stranieri che altrimenti passano inosservati lo stesso, oh.
Insomma, oggi parliamo di "Multiversum" di Leonardo Patrignani (primo volume della serie omonima).

Alex Loria era pronto per il canestro decisivo.
La maglia giallo-blu impregnata di sudore, i capelli biondi a caschetto che cadevano sulla fronte e lo sguardo di chi sapeva che avrebbe segnato.
Era il capitano. Aveva guadagnato due tiri liberi all'ultimo minuto. Il primo era entrato. Ferro-tabellone-ferro-canestro.
Mancava un solo punto. Non poteva fallire.
Alex si asciugò le mani sui pantaloncini e fissò l'arbitro mentre gli passava la palla. Una rapida occhiata glaciale all'autore del fallo, un ragazzo che frequentava la scuola di fronte alla sua, poi tornò a concentrarsi sul tiro libero.
- Infiliamo questo canestro e vinciamo la partita, dai Alex...- sussurrò a se stesso per incitarsi mentre col capo chino faceva rimbalzare il pallone. I compagni rimasero in silenzio, tesi e pronti a saltare. I tre consueti rimbalzi scaramantici fecero eco nella palestra della scuola. Era solo un'amichevole, non c'erano gli striscioni tenuti dai genitori sugli spalti ed i bambini con i pop-corn a bordo campo. Ma nessuno voleva perdere, specialmente il capitano.
All'improvviso, quella sensazione di vuoto.
La maglia giallo-blu impregnata di sudore, i capelli biondi a caschetto che cadevano sulla fronte e lo sguardo di chi sapeva che avrebbe segnato.
Era il capitano. Aveva guadagnato due tiri liberi all'ultimo minuto. Il primo era entrato. Ferro-tabellone-ferro-canestro.
Mancava un solo punto. Non poteva fallire.
Alex si asciugò le mani sui pantaloncini e fissò l'arbitro mentre gli passava la palla. Una rapida occhiata glaciale all'autore del fallo, un ragazzo che frequentava la scuola di fronte alla sua, poi tornò a concentrarsi sul tiro libero.
- Infiliamo questo canestro e vinciamo la partita, dai Alex...- sussurrò a se stesso per incitarsi mentre col capo chino faceva rimbalzare il pallone. I compagni rimasero in silenzio, tesi e pronti a saltare. I tre consueti rimbalzi scaramantici fecero eco nella palestra della scuola. Era solo un'amichevole, non c'erano gli striscioni tenuti dai genitori sugli spalti ed i bambini con i pop-corn a bordo campo. Ma nessuno voleva perdere, specialmente il capitano.
All'improvviso, quella sensazione di vuoto.


